Il calendario dell’avvento.

PLAY: Everyday Robots – Damon Albarn – 2014

E niente.
Quel momento terribile che immaginavo da tempo è arrivato.
Mai che mi sbagli.

È lunedì mattina.
Come consuetudine bevo caffè e apro la mail.
E la vedo lì apparire nella mia casella la tanto agognata mail dicente:
l’attesa è finita…
ti presentiamo il nostro nuovo calendario dell’avvento‘ .
Ma porca ^*$£”% … se solo potessi bestemmiare in sanscrito…
Non bastava la cervicale a farmi sussultare, no.
Al 16 settembre già devo preoccuparmi del Natale?

Nel presente distopico (anagramma di dispotico) nulla è cambiato.
I conflitti sono tutti là, anzi devo controllare se si è aggiunta qualche nuova crisi diplomatica in qualche dispersa latitudine.

Messieurs les gouvernantes, per dirla in francese, stanno sempre là
a cincischiare e a fare post su instagram. Per poi ogni tanto ricordarsi
che anche loro hanno dei diritti e mai dei doveri.
Stanno difendendo i nostri confini. La patria prima di tutto.

Un’incredibile perturbazione di inizio settembre ha steso tutti gli irriducibili dell’estate e imposto delle temperature quasi dimenticate dagli esseri italici, temperature molto anni 90. Ho visto gente risfoderare dei giubbetti di jeans della Levi’s che manco le influencer più vintage del pianeta hanno mai visto.

Da una settimana i miei ormoni sono sotto la soglia minima per qualsiasi manifestazione, tanto da avvertire un depressiv feeling andante.
L’idea di rientrare in questa routine nauseante dove tutti fingono consapevolezza mi pialla lo spirito.

Quasi quasi mi compro un calendario dell’avvento in anticipo,
d’altronde non la senti quest’aria di Natale?

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