Tomorrow’s harvest

PLAY: Tomorrow’s Harvest – 2013 – Boards of Canada

É stato molto difficile scegliere il titolo di questo articolo, avrei preferito lasciare lo spazio vuoto. Per questo lo rubo all’album stupendo dei Boards of Canada che sto ascoltando: Tomorrow’s harvest. Il raccolto di domani.

Oggi è il secondo e ultimo giorno dedicato alle elezioni europee.
Al di là dei pensieri, delle criticità, delle contraddizioni ecc… ecc…
vorrei riportare qui come mi sono sentita nelle ultime 24 ore. Mi piace l’idea che se domani il mondo sarà cambiato per sempre,
io avrò lasciato scritte le mie memorie.

Sono consapevole del presente e di quello che accade nelle stanze di Strasburgo, dove, all’ombra dell’autorevole parlamento europeo, nei uffici dei vari candidati e del loro staff avvengono le peggiori nefandezze. E quasi sempre guardano a profitto indiscriminato, a pratiche scellerate le cui conseguenze ricadono su poveri cristi e cittadini col prosciutto sugli occhi.

Partendo da questa consapevolezza, credo per la prima volta dopo il G8 di Genova, ho deciso di farmi avanti. E ho deciso di spendere il mio voto per Ilaria Salis. Quanto questa soluzione potrà essere realistica ed efficace non lo so, ma sapere di avere la sua stessa età e sapere con certezza che avrei potuto essere al suo posto mi ha spinta ad andare in quella cabina e darle una possibilità.

A chi mi ha chiesto perché voti, come fai a credere…
Ecco dico solo che vivendo in Italia e non in Francia, dove il pensiero critico è più evoluto, mi sento oppressa dal pensiero dominante molto retrogrado e molto maschile. Mi sembra sia tornato a un livello peggiore del peggiore che ho potuto conoscere, quello degli anni 90 del secolo scorso.

Sono stanca di sentire uomini che parlano di cose di donne.
Chi parla delle mie cose in genere è un maschio che non ha mai avuto il ciclo mestruale o l’endometriosi, che generalmente non subisce violenze sessuali o processi mediatici per un ombelico di fuori, che non deve interrompere gravidanze laddove i medici sono obiettori di coscienza.

Ho cercato con questo voto di pensare a tutte quelle donne che non vivono a Milano e non hanno i mezzi economici per potersi muovere come vorrebbero. Ho cercato di ricordarmi chi ero quando vivevo in Abruzzo in culo ai lupi e per ogni cosa importante dovevo andare a Roma.

Ecco quello che ho compreso di più in queste ultime ore, e mai avrei pensato di dover dire, è che noi donne siamo tante ma non siamo ancora libere.

Dopo il revanscismo fascista che ci vuole madri e domestiche, c’è solo un’altra certezza che mi ha spinto a votare: il cambiamento climatico.

Oggi il cielo è carico di sabbia del Sahara, la luce è rosa e sembra che
a breve esploderà l’asfalto come in un episodio di Stranger Things.
Signore e signori, l’anticiclone è tornato.

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