Maggio, adagio adagio.

PLAY: Melody A.M. – Röyksopp – 2001

A causa di un attacco di dementia praecox avevo dimenticato di pubblicare l’articolo di aprile, era rimasto in bozza e così per un attimo sembra che a maggio parli di aprile.
L’articolo pubblicato oggi era stato scritto esattamente il 7 aprile.
Quel giorno mentre vomitavo i miei tormenti su WordPress, per l’appunto mi lamentavo del fatto che aprile 2024 fosse iniziato con un caldo esagerato.
(Per i rigoristi del meteo devo precisare che poi aprile 2024 è proseguito con forti nevicate, pioggia, vento, un sacco di vento. E niente, ci ha preso per culo a tutti aprile 2024, quest* simpaticon*.)

Precisazioni finite.

Eccoci qua. Nuovo mese, nuovo bollettino. Maggio è arrivato!
Il mese delle rose, della Madonna, delle fave. Chi è abruzzese come me capirà.

Di notizie del giorno ce ne sarebbero parecchie, sconcertanti. Vi risparmio.
Mi concentro però su una contraddizione recente apparsami come la Madonna
proprio ieri 1 maggio, simbolico giorno di festa dedicato ai lavoratori.
Ascoltavo il telegiornale della regione in cui sono immigrata e nella quale attualmente vivo in stato di decomposizione. Il tg si barcamena per circa 15 minuti tra: servizi vari sul tema ‘festa dei lavoratori’, immagini di 3 distinte manifestazioni a Milano (tra cui la nota eco-parade?!), interviste ai pensionati che ricordano i sacrifici lavorativi fatti per acquistare un bilocale di cartapesta a Milano ecc….
Inizia poi la discesa verso l’ultimo servizio sempre a tema lavoro.
L’annunciatrice parte dall’assunto che il 1 maggio è anche data di gite fuori porta, ma a causa del tempo non proprio favorevole molti sono rimasti in città.
Tra questi parecchi individui hanno addirittura preferito andare a lavorare.
Si vede il parrucchiere che tutto gioioso sorride alla telecamera, il responsabile dell’Haier preoccupato per la pulizia dei numerosi condizionatori in città, uno zoom agli orari di apertura speciale affissi sulle vetrine, parcheggi del supermercato pieni, umarell che commentano e ovviamente BAR e RISTORANTI apertissimi.
Il giornalista conclude: ‘poche le catene chiuse, tutto funzionale come un giorno normale‘.
E nessun accenno di rappresentanza a quei poveri schiavi che invece hanno dovuto lavorare senza poter scegliere.

Riflessione 1: ma che cazzo mi ammorbi a fare l’anima già di suo tormentata con questa narrazione sull’etica del lavoro, la sicurezza sul lavoro, il lavoro, il lavoro, IL LAVORO????????

Riflessione 2: ma se il 1 maggio è la FESTA DEI LAVORATORI, ribadisco FESTA, perché poi devi fare un servizio che racconti le gesta di coloro che devoti lavorano in un giorno di festa?
Perché non hai chiesto a una povera cassiera o commessa a lavoro cosa ne pensava della sua speciale festa del 1 maggio?

Qualcuno oggi ha avuto il coraggio di dirmi: comunque ieri IKEA era chiuso.

E su questo mi congedo, mi eclisso, evaporo.

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