Kiev. Un giorno triste.

PLAY: Silence.

Cercavo una musica triste per questo risveglio triste, ma fatico a trovarla.
Stanotte per ben due volte mi sono svegliata nel sonno e per ben due volte ho pensato a una sola parola: Kiev.
Non immaginavo che il mio sogno fosse una sorta di avvertimento,
perché una volta alzata ho appreso dalla stampa che il signor P. aveva
appena invaso l’Ucraina.

La guerra in Europa è un fatto che ho ascoltato dai racconti dei miei nonni, che ho studiato a scuola e all’università.
La guerra in Europa è un fatto che ricordo benissimo, perché quando vivevo in Abruzzo l’ex Jugoslavia era li vicino a noi.
Ci divideva il mare Adriatico, ma i caccia che partivano da Pratica di Mare li sentivamo volare sulle nostre teste.
Non solo, ci sono state tante guerre fuori l’Europa e anche quelle le ricordo tutte, perché ho manifestato affinché non avvenissero.

La guerra la rifiuto in ogni forma.
Come concetto, come passaggio necessario, come ‘procedura’.

Penso all’Ucraina che avrei voluto visitare.
Penso alle persone ucraine che ho conosciuto negli anni
e a quanto stiano soffrendo.
La tristezza aumenta.

Cosa c’è che non va in questo cazzo di mondo?
Mi verrebbe da rispondere ‘tutto’.

Rassegnarmi all’idea che nulla si possa fare non mi appartiene.
Qualcosa si può sempre fare, ad esempio rifiutare la guerra.

It is a sad day.


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