No more comfort zone.

PLAY: Labirinth – Euphoria OST – 2019

L’esperienza ‘Quirinale’ che ha accompagnato i giorni della merla
si è conclusa rispecchiando il trend dominante degli ultimi anni:
stay in your comfort zone.

Esclusa la posizione di Mattarella, espressa da tempo, la sensazione
oggi è quella di aver assistito a un dispiegamento di galline che per
citare Battiato si sono azzuffate per niente.
Ne potrei fare mille di richiami al mondo animale, quel che è certo è
che ognuno è tornato al suo posto. Non si poteva fare altrimenti.

Il fatto di non trovare un nome di alto profilo, una donna dalla biografia ineguagliabile, sembra dimostrare proprio quella mancanza di progettualità, di visione, di FUTURO che almeno lì nel Parlamento nessuno ha. Ma anche fuori è, non ve n’è molta.

Nonostante ciò col ‘mondo fuori‘ son più speranzosa.
Ho pensato spesso che fuori da quel Parlamento,
già a Piazza Colonna per esempio,
avremmo trovato qualche passante dall’alto profilo.
Con le capacità di accompagnare il Paese verso la transizione,
non tanto ecologica, ma prima mentale poi culturale.

Ho imparato da tempo che la rivoluzione la fai alzandoti ogni mattina
dal letto, mettendo i piedi nelle ciabatte e tracciando la tua giornata,
con le tue opposizioni e disaccordi.
Lo dicevano pure gli Oasis d’altronde, so I start a revolution from my bed..

Sono stanca degli alibi, del rassegnarsi alla rassegnazione.
Vorrei vedere bambini ribellarsi, vecchi liberarsi e adulti adoperarsi.

Spesso siamo noi stessi il nostro limite.
Cerchiamo colpevoli, giustificazioni, ma nel bene o nel male gli artefici
del nostro operato siamo sempre e solo noi.

Se ci liberassimo da queste false catene, ci accorgeremmo che molto si può fare. Tutti i giorni, a partire dal momento in cui scendiamo dal letto.

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