PLAY: Fugazi - 13 Songs - 1989
La mia voglia di scrivere, sconfinata, finisce laddove tutti decidono di esprimersi scrivendo.
Provo orrore ogni giorno all’uscita di nuove pubblicazioni.
Un pò come quando qualcuno dice ‘dovrei scrivere un libro sulla mia vita’.
Ma anche no risparmiaci, che di vite di merda siamo circondati.
Pensa se dobbiamo metterci a leggere pure delle vite di merda scritte male.
Non si parla più del preistorico genere biografico, qui si parla di arricchire le proprie inutili esistenze con dei gadget.
Faccio stampare magliette, faccio disegnare una linea di scarpe e perché no, mi faccio pure scrivere un libro e ci metto sopra il mio nome.
Come se non bastasse il morbo della scrittura ha contagiato anche attori, cantanti (bravi nel loro mestiere per carità) che insoddisfatti del loro ambito, hanno sconfinato nel genere fantastico se non addirittura nell’epopea femminile contemporanea.
Una vecchia visione del mondo voleva l’artista completo e capace in tutte le arti espressive.
E’ pur vero però che nel 2021 ci son talmente tanti, troppi, esagerati numeri di libri impolverati che come cazzo si fa a stamparne di nuovi quando poi gli stessi che li pubblicano non hanno mai letto Dostoevskij?
Che è stato prolifico in volumi e pagine?
E la carta?
La prendiamo sempre dalle stesse foreste FSC con cui facciamo
le confezioni dei pisellini primavera Findus?
Che nausea.
Io so che l’affollamento di pensieri e parole che giace nella mia testa è tale che andrebbe riversato su un diario, su un muro o soppresso con dosi di quetiapina prima che si trasformino in voci.
Ma tanto amo scrivere tanto non riesco più a scrivere.
Questo NO così netto alla scrittura è più forte di qualsiasi sforzo.
E’ un no no, che devo fa?
E il podcast?
Mi piacerebbe, non nego, cimentarmi in una ritrovata oralità, visto che tutti pensano di saper scrivere ma nessuno sa più esprimersi oralmente.
Cicero ciceronis di cui ammiravamo le magistrali capacità oratorie,
non è più esemplare per nessuno?
Pensare, elaborare e generare concetti.
Riflettere, dunque esprimersi. Più facile la legge di Stokes?
Parliamo solo attraverso finte app di messaggistica interessate ai nostri dati.
Esprimiamo il mondo solo con selfie e citazioni accompagnate da punti di sospensione.
Chiudiamo i discorsi con emojis.
Io per esempio parlerei solo attraverso gif animate, mi rendono esaustiva nell’esposizione.
Una volta era la mancanza di consecutio temporum, oggi una variante infetta di ignoranza cosmica causata dall’ innata non conoscenza della propria cultura linguistica di provenienza a mietere vittime e affollare terapie intensive.
Forse comprendo solo ora che il processo di negazione della mia capacità di scrittura è iniziato quando ho lavorato come copywriter.
In quel lontano 2012 il mondo, raffinato seppure maschilista, di Mad Men veniva brutalmente spazzato dall’onda bruta e cafona dei social media.
L’orrore, l’orrore riesco a pensare solo questo.
Vivo dimenticata da dio, ascolto i Fugazi e leggo incomprensibili scritti di filosofia.
E il blog è sempre stato il mio spazio libero preferito.
Ciao!
