Il primo tampone è sempre negativo.

PLAY: All Saints - Song - Never Ever - 1997

Un ‘aggiungi titolo’ giace nel suo blocco titolo WordPress da tempo immemore.
La mail di WordPress, che mi invita ad aggiornare la mia carta di credito per il rinnovo annuale dell’abbonamento, mi ricorda che ho un conto in sospeso con questa pagina da troppo tempo.

Così colgo l’occasione del ping pong emozionale delle ultime 48 ore per riprovarci. A fare cosa? A scrivere.

Per chi non lo sa, il mondo da un anno è il set di un film.
Titolo: PANDEMIA. Tagline: da COVID-19.

E’ successo che mentre io rinnovavo l’abbonamento di questa pagina, senza usarla, un virus letale si è auto prodotto, secondo tutti gli organi di competenza in Cina, in un noto mercato alimentare dove si vendono animali non commestibili nel resto del mondo ma solo in Cina.
Da li tra settembre e dicembre del 2019 ha iniziato a viaggiare nel mondo fino ad arrivare in Italia.

Localizzato per la prima volta tra il 19 e il 21 febbraio del 2020 nella non meglio nota località di Codogno, il virus da allora non ci ha mai lasciato e convive con noi, insieme a tutte le sue mutazioni.
L’allegra famiglia dei Sars-Cov XY.

Succede che dopo quarantene, isolamenti (per quanto mi piace lo switch italiano inglese, non vuol dire che mi piaccia usare la parola lockdown), esattamente un anno dopo quando tutti ti dicono devi tornare a vivere, devi fare, devi dire, sempre con la mascherina indossata e una soluzione idroalcolica in tasca, decidiamo io e il mio consorte di andare a trovare una coppia di amici + figlio a 5 km da qui.
Tutto legale secondo il DPCM.
All’aperto, al parco, contatti ravvicinati ma sempre bardati, paranoiche precauzioni ecc.. ecc..

9 giorni dopo, lui, il nostro amico, ci chiama. E’ positivo.
POSITIVO‘ è una parola molto ricorrente nell’ultimo anno, ma non per indicare una persona dall’indole solare, bensì una persona il cui sistema immunitario è stato preso d’assalto dal covid-19.
P.S. Nessun sintomo registrato ad oggi.

DIN DIN! Scatta la campanella d’allarme.
Fai tutti i conti, senza calcolatrice e capisci che probabilmente quelle due ore al parco, all’aria aperta a giocare sullo scivolo, sull’altalena ti sono costati molto.
(Nonostante ciò lo rifarei, si decisamente ci riandrei al parco. Era proprio una bella giornata.)

Il primo costo lo vedi subito quando decidi che, per toglierti il tarlo dalla testa, è meglio fare un tampone.
82 euro con Mastercard. E passa la paura.
Ma va, ma che te passa… parte proprio la centrifuga di pensieri, congiure, chi sono, perché l’ho fatto e cosi via.

Il secondo costo è relazionale.
Il tuo ragazzo che ti dice ‘tu hai detto che dovevamo andare a Milano’
e ora è colpa tua.
Tua madre che ti dice ‘ecco vedi, proprio cosi ci si contagia’.
Tua sorella che ti dice ‘ma fai quello rapido? nasale?’.
Le volevo quasi rispondere ‘no, anale’. Che simpatia.

Le ore che mi dividono dal book & pay del tampone all’effettivo tampone , che ve lo dico a fare, sono assurde come le scene di Requiem for a dream.
Controlli la mente, il respiro ma l’intestino va da sé.
Non ci puoi fare niente, lui già sa, già percepisce il disagio e non può fare altro che spingerti al cesso plurime volte.
Flatulenza, tantissima. Colon irritabile, chissà. Ah, Kijimea!

(Divagazione 01.
Mentre scrivo passano il video dell’ultimo singolo post Sanremo di Ghemon. Non posso fare a meno di chiedermi che cazzo ha fatto ai capelli. Mi piace la metrica del pezzo ma finché era solo audio tutto ok, guardare il video con lui che la canta con quei capelli lasciatemi esclamare un: anche no).

(Divagazione 02. L’intestino mi invita ad andare un attimo al cesso. Residui di ieri.)

Tornando a noi e a quei simpatici momenti.
La notte precedente al tampone, nonostante la crisi di coppia in atto ho dormito come un ghiro, perché avevo fatto 10 km di cyclette a cannone che mi avevano non solo liberato gli ormoni della felicità ma anche l’acido lattico. Al risveglio ero pallida come un vegano allergico al sole.

E’ colpa tua, è colpa tua ti dice la vocina nella testa. Ma CHE COLPA MIA.
Per esorcizzare tutto inizio a riflettere su questi lasciti educattolici per bambine che poi diventano atee.
E deduco che in fondo sono contenta, è passato un anno dall’inizio del film pandemico e io faccio il tampone per la prima volta, nonostante lavori in un posto ad alto rischio biologico.

(Divagazione 03.
Mentre sto scrivendo mi squilla il telefono con un numero fisso 02… località Abbiategrasso. Tu che cazzo pensi? Porco due è l’ospedale.
E’ grave, sarò affetta dalla variante di Plutone. Rispondi. Senti un bip e una con st’accento meridiobardo che ti dice SIGNORA LA GONTATTO… PAUSA… e tu dici timidamente Si….. PER LA BOLLETTA DI LUCE E GAS. Rispondo ma no grazie non mi interessa. Blocco contatto. Bestemmio.

E urlo: MA CHE SENSO HAAAAAAAA.)

Io stavo scrivendo un pensiero, un concetto importante.

Parte 2. Il racconto sta per volgere al termine.

Ero in attesa di mettermi a tavola quando cosi come in altri momenti della giornata ho compulsivamente controllato la mail.
Avevo pensato tra me e me che non si mandano mai certe notizie a ora di pranzo e invece eccola li.

La mail.
Posta in arrivo: nuova notifica di documento.

Li per li ho pensato che il pranzo era più importante, di aprirla dopo.
Poi mi sono preoccupata che aprendola non avrei mangiato.
Poi ho pensato comunque vada mangerò lo stesso,
se è positivo mangerò per nervosismo,
se è negativo mangerò perché ho fame.

Ho scrollato cautamente, fino a incontrarlo… l’esito.

NEGATIVO.

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