Nessuno nasce imparato, tantomeno accettato.

PLAY: Arcade Fire - Everything Now - 2017

Nessuno nasce imparato, tantomeno accettato. 
Accettato dagli altri ma in particolar modo accettato da se stesso. 
Comprendo l'eterno conflitto tra sè e sè, ma non capisco l'accanimento.  

A volte i conflitti personali prendono derive non auspicabili, ma è pur vero come disse qualcuno che “gli specchi ormai si sono rotti un pò a tutti
e all’immagine distorta della realtà aggiungiamo l’immagine distorta di noi stessi.

Mi piacerebbe dire di vivere in una provincia geograficamente remota,
basterebbe a me stessa per giustificare quanto, a livello intellettuale,
sia per me questa provincia effettivamente remota.

Io vivo per davvero alle porte di una non meglio nota e remota provincia italiana, tanto ricca quanto disperatamente infelice.
Sono arrivata qui un pò per lavoro, un pò per sostituirmi a un padre passato
a miglior vita e un pò per avvicinarmi a un amore tanto rincorso.

All’inizio mi sembrava facile, ero lontana dai problemi che potevo tranquillamente lasciare abbandonati a un’altra latitudine.
Un giorno, dopo aver a lungo meditato, sono andata via.
Ho messo quasi tutti i 10 anni della mia vita capitolina in un Audi A4 SW del 2004 targata CS195GX e nel buio di una notte di settembre ho chiuso con Rome the thief.

Non molto tempo dopo sono approdata qui, nel GREAT NORTH.

In principio fu il senso di inferiorità industriale a pormi in uno stato di sudditanza generale, poi fu il senso di produttiva e onnipresente operosità, socialmente riscontrabile dappertutto: dall’amministratore delegato senza laurea alla casalinga devota e volontariamente volontaria in parrocchia.
Infine fu l’età.
Non ero vecchia, ma come diceva quella canzone dei Derozeralla nostra età devi essere sposato con 2 figli laureato per esser rispettato da questa società” trallallero trallallà.
E in effetti dovevo arrivare qua per capirne il senso, perché laggiù nel LAZY SOUTH non riuscivo a cogliere la doverosa necessità di “esser rispettato da questa società“.

Le prime volte a lavoro le signore locali mi chiedevano cosa avrei fatto alla fine della scuola.
Mi risultava gratificante da un punto di vista, seccante da un altro.
Qui, alla mia età un soggetto di sesso femminile medio aveva già 2 figli,
un mutuo pagato e probabilmente già una separazione alle spalle.
Donna non necesseriamente laureata, statisticamente commessa al centro commerciale di zona e con le sopracciglia tatuate, dall’immancabile confezione di Xanax nella Luigi Vuitton bag.
Questa era la 28 enne media, la mia età all’epoca.

Tutto questo orrore me lo sono portato dentro in un certo senso fino
ad aprile dell’anno corrente 2019.
Anno e mese in cui ho preso tutto e l’ho accartocciato come un pezzo
di carta qualunque e lanciato nel cestino. E ho gridato NONENO!

Ancora non lo so se ho fatto canestro, sono sospesa nel lancio.
La pallina di carta è all’apice della parabola, avrò indovinato il tiro?
Andrà dentro o toccherà il bordo?

Sono passati diversi equinozi dal mio arrivo, oggi ho 34 anni e sono ancora lì, sospesa in quella funzione f(x) in attesa di capire come risolverla.

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